La speranza nell'arrivo di un "salvatore", di un personaggio, cioè, creduto in possesso di particolari poteri e capacità in grado di risolvere tutto, tale da evitarci la fatica e la sofferenza necessarie per risollevarci da situazioni difficili, sembra essere inscritta nel nostro codice culturale.
È evidente in questa manifestazione la riedizione di una modalità antica, tipica di primi anni di vita in cui difficoltà impreviste per la nostra limitata esperienza richiedono l'intervento sollecito e risolutore dei genitori, portatori ai nostro occhi di ogni sapienza e conforto. Una posizione filiale, questa, che successivamente, con la nostra crescita, dovrebbe estinguersi a favore della acquisizione di una responsabilità adulta e molto spesso anche genitoriale.
La tentazione regressiva rischia di divenire irresistibile soprattutto quando al ragionamento individuale si sovrappone il martellamento mediatico che ci fa ritenere opinione di massa vincente l'opportunità di delegare le decisioni al personaggio in quel momento favorito delle agenzie di informazione.
È così che tutti insieme e in buona fede ci affidiamo all'eroe di turno, convinti forse di aver "scelto" la strada più comoda e giusta.
In realtà la psicosociologia da oltre un secolo approfondisce con crescente precisione le dinamiche del comportamento collettivo e le rende fruibili alla politica ed al marketing.
Nel 1905, Gustave Le Bon * scriveva che quando si tratta di far penetrare idee e credenze su un argomento nell'animo delle folle, il "meneur de foule", cioè il leader, utilizza soprattutto tre metodi in successione: in primo luogo l'affermazione concisa, semplice, svincolata da ragionamenti e prove ma in grado di cogliere l'attenzione, poi la ripetizione di essa di continuo, il più possibile sempre negli stessi termini fino alla sua accettazione come verità dimostrata, infine la stimolazione al "contagio", processo nel quale la credenza tende a generalizzarsi in modo esponenziale.
Sul contagio, Gabriel Tarde **, contemporaneo di Le Bon, notava in "L'opinion et la foule" (1901) che l'idea che una opinione sia condivisa da un grande numero di persone, al di là della veridicità che possiede, dà ad essa una forza di persuasione enorme in grado di produrre eventi storici significativi.
Numerosi "salvatori" nella nostra storia antica e più recente si sono interessati allo studio del fenomeno ed hanno intuito ed utilizzato l'enorme potere che può derivare dal riuscire ad influenzare l'immaginario di massa in tal senso. Gli esiti, però, del declino del pensiero razionale soggettivo a favore della adesione alla delega entusiastica di massa non sono stati dei migliori.
Tutto questo, forse, ci fa venire in mente qualcosa che ci riguarda?