Il libro di Piketty, uscito in Francia nel 2013 e pubblicato in Italia l'anno successivo, ha sicuramente dato una forte scossa al dibattito sulla macroeconomia e la dinamica della società contemporanea.
Basandosi su una vastissima raccolta di dati sull'andamento dei maggiori paesi a sviluppo capitalistico relativa principalmente agli ultimi tre secoli di storia, l'autore traccia alcune conclusioni che così sintetizza: la dinamica di una economia di mercato e di proprietà privata da un lato contiene fattori di convergenza quali la diffusione di conoscenze e competenze, dall'altro pericolosi fattori di divergenza, in particolare una distribuzione delle ricchezze sempre più disuguale e accentrata che può minacciare l'assetto democratico e la stessa vitalità del sistema economico.
Dati sulla distribuzione dei redditi da lavoro:
- Europa: il 10% degli occupati riceve circa il 25% del reddito, mentre al 50% tocca solo il 30% del totale.
- USA: il 10% riceve il 30%, mentre al 50% va il 25%.
Questa ripartizione è probabilmente una delle cause principali della recente crisi finanziaria americana, in cui la riduzione del potere di acquisto di una grande massa di popolazione ha portato ad un indebitamento crescente e insostenibile.
Dati sulla distribuzione dei redditi da patrimonio:
- Europa: il 10% dei patrimoni rappresenta il 60% del valore totale.
- USA: il 10% dei patrimoni arriva al 72% del valore totale.
Ai nostri fini è interessante notare quanto la visione macroeconomica dell'autore tenga sempre ben presente l'importanza che assume la componente psicologica di massa, una variabile in grado in certi casi di determinare svolte non prevedibili. Sia, ad esempio, l'orientamento al risparmio sia la stessa crescita o flessione demografica risentono potentemente del clima psicologico di una comunità e sono due fattori in grado di modificare le dinamiche dello sviluppo.
Ugualmente fondamentale è la percezione psicologica che la distribuzione delle ricchezze, tema centrale del libro, sia o meno "giusta".
La ripartizione descritta, nota Piketty, si regge su norme che dipendono dai sistemi d'opinione diffusi nei vari paesi in merito al contributo che i settori di popolazione danno alla produttività delle imprese e alla crescita economica. È la percezione psicologica di massa, dunque, che decide se la distribuzione dei beni è socialmente accettabile oppure no ed in questo caso se dare luogo a situazioni più o meno conflittuali.
Il ruolo che la psicologia sociale e le tecniche dell'informazione assumono nella società contemporanea e nella gestione politica del consenso è molto importante. Esse di fatto formano le opinioni di massa, suggeriscono interpretazioni degli eventi ed orientano i giudizi. Possono divenire potenti strumenti di democrazia e di sviluppo oppure, all'opposto, contribuire ad accrescere gli squilibri sociali.